Come la danza di Matisse

Ti riempiamo di ninnoli da subito
in cambio del tuo stato di libero suddito

Caparezza – Io vengo dalla Luna

Sto pensando e subito dopo riflettendo il mio pensiero al cospetto degli eventi degli ultimi tre mesi.
Stiamo vivendo un momento storico che possiamo paragonare ad un salto di era, un salto antropologico, una speciazione, un bivio tra due schieramenti: i figli della luce e i figli delle tenebre.
Da una parte vi sono uomini che pur con le loro debolezze sono comunque animati da intenti di luce e che vogliono vivere in pace, armonia, serenità anche con piccole cose ricche di valore umano, dall’altra coloro che servono le tenebre, non hanno principi morali e vogliono arricchirsi fino all’inverosimile, accumulando potere e denaro per avere imperio globale e senza limiti teso a manovrare il pensiero di tutti gli abitanti della Terra, rendendoli schiavi addormentati e dipendenti da futilità vendute per imprescindibili bisogni, con il solo intento di distogliere l’attenzione dai loro piani oscuri.
Sono decine di anni che stanno lavorando a questo.
La volata è stata tirata grazie alle TV commerciali con le trasmissioni che solleticavano i bassi istinti della riproduzione, della soddisfazione sessuale, vera o immaginata, vera o sognata.
Le TV di Berlusconi con Umberto Smaila, il Drive-In con attricette tutte culi e tutte, i film delle mezze pornostar come la Fenech, la Sandrelli, la Grandi ed i film di Tinto Brass.
Mentre nell’oltreoceano di Hollywood si specializzavano nella fabbrica dei film manipolatori, propedeutici a quanto stavano preparando in una attesa, quasi certosina, di ciò che sarebbe arrivato da li a 40 anni;
film pieni di catastrofi, distruzioni, epidemie, scenari apocalittici dove eroi edonistici ed egoriferiti programmavano le emozioni degli ignari spettatori a diventare prima o poi essi stessi attori di quelle stesse trame, ma non sul set, nella loro vita reale.
E poi la grande invenzione della RETE, la trappola finale, dove il ragno ci ha portati e dalla quale uscire non sarà il futuro di tutti.
Internet ed i telefoni cellulari che lentamente ci hanno abituato a dipendere da qualcosa fuori di noi, oggetti diventati prima indispensabili strumenti di lavoro, con le loro ammalianti promesse di massimizzare tempo e denaro e poi la brace della libertà con gli smartphone sempre più performanti coaudiuvatori del “lavoro” a cui abbiamo permesso poi di insinuarsi nelle nostre relazioni sociali più o meno intime.
Gli smartphone fedeli “amici di solitudine”. Piccole scatole luminescenti, ingannevoli sostituti di rapporti umani sempre meno umani, spioni reporter e controllori delle nostre vite con promesse di visibilità, notorietà alla portata di un click, una notorietà per signori nessuno “subito e per tutti” al prezzo di un solo touch su uno stramaledetto social ratificatore di un esibizionismo narcisistico voyueristico, indotto sotto l’ipnosi del marketing.

Sembrava avessimo raggiunto il massimo, sembrava che l’umanità dedita a quella strada avrebbe raggiunto vette sempre più basse di narcisismo, di materialismo, adorazione di futilità, apparenza e soddisfazione di puri istinti animaleschi disciolti nell’accesso di un nutrimento senza fine fatto di cibo spazzatura, ipersaporito, iperdolce, iperdiversìficato, iperadditivizzato ed innaffiato di bevande dolci ed alcoliche dai colori sgargianti offerti dall’incantesimo di sinuose ammaliatrici danzanti dentro uno spot.
Il tutto eseguito senza discernimento, senza consapevolezza e senza limiti, in uno stordimento atto a soddisfare solo la goduria dei sensi.
Sembrava solo (si fa per dire) questo.
Ed invece no. Quello era solo il preludio di un labirinto dal quale uscire è diventato quasi impossibile.
La sfrenata soddisfazione dei sensi più fisici come il tatto, la vista, il gusto è semplice, comprensibile, consolatoria, irrinunciabile, ed è questo il cavallo di Troia che è stato usato.

Usato per fare cosa?
Per manipolare le nostre coscienze ed impedire il risveglio. Impedire di scoprire che l’Uomo è un essere divino con un compito ben preciso. Evolversi esso stesso al grado evolutivo del divino che lo ha investito di questo compito, per fini che vanno ben oltre ciò di cui sia possibile parlare in questo articolo.

Ecco, è in questo contesto che ho dovuto stringare al massimo ma che potrebbe svolgersi dettagliatamente nella trama di un libro, che quanto si è infilato nel collo della bottiglia dove siamo stati spinti negli ultimi tre mesi, va analizzato.

Si stanno svelando gli altarini, i piani. Hanno scelto di passare all’incasso ora. Era troppo tempo che aspettavano, secoli. Hanno fretta. Però hanno sbagliato il tempo, il καιρός o kairos come direbbero i greci. Il momento giusto, opportuno.
Ma forse non c’è un momento opportuno perché mentre il male lavora, il bene non sta a guardare. Più il male si danna per fare il male e più il bene si fortifica.
E loro lo sanno ed erano impazienti speravano e sperano che tutta questa preparazione sia stata sufficiente per succhiarsi la libertà umana.
Ma le genti si stan svegliando e per non permettere la diffusione, il ‘contagio’ della consapevolezza sono passati al grande attacco, si stanno giocando il tutto per tutto.

Siamo di fronte ad una lotta titanica tra bene e male, ed il luogo dove si svolge è la Terra, meglio ancora: negli uomini.
È così che le forze del bene si stanno unendo.
Prima dell’apparire della fondamentale farsa del Covid, le forze di luce non si erano viste bene, guardate in faccia, riconosciute, unite. Sembrava ci fosse tempo, sembrava non fosse il tempo.

Invece il tempo stava finendo e stava arrivando. Eccolo è qui.
Ora, dobbiamo unirci, uscire dal guscio, uscire dalla demagogia, dalla comoda poltroncina dalla quale siamo stati molto capaci di proferire tante belle ed appaganti parole.
E’ giunto il momento di fare. Scoprire i volti e vedere chi siamo, contarci.
Scegliere da che parte stare.
Ma è necessario unire pensiero, sentimento ed azione altrimenti non avremo la necessaria forza per rimandare le tenebre, che sono molto compatte nei loro intenti, al loro posto.
Dobbiamo essere uniti e flessibili, saldi e leggiadri, puri ed eterni.
Come la danza di Matisse.