Non possiamo parlare perché non abbiamo le competenze

Non possiamo parlare perché non abbiamo le competenze. Questo ci raccontano per non farci esercitare il nostro spirito critico.

Questo uno stralcio di una conversazione social proprio su questo tema con un amico convinto che “devi affidarti alle competenze di altri”.

Diciamo che il nostro mondo è diventato così complesso che devi affidarti alle competenze di “altri” per certi compiti specifici. Se non fosse così non dovresti più salire su un’automobile (chi ti garantisce che i sistemi di sicurezza siano stati progettati correttamente) o su un aeroplano (chi ti garantisce che il pilota faccia le manovre corrette) e così via. Più aumenta la complessità più è necessario affidarsi alle competenze degli altri.

Altrimenti, è può essere alternativa, slow down modello Yiddish (ma anche lì, anche se in diversa misura, sei inserito in un meccanismo)

Risposta

Il mio segreto? Ascolto gli scienziati, ma parlo pensando al pubblico
Sai di chi è questa frase?
Della stessa persona che senza nessuna laurea, ma essendo solo un decente musicista, è diventato uno degli uomini più influenti dal punto di vista della “narrazione scientifica” e che tutti osannano ed ascoltano come fosse il Verbo.
Secondo il principio che mi porti, quest’uomo avrebbe dovuto continuare a fare il pianista.

Nessuno dice che non ci si debba affidare alle competenze di altri, lo facevi anche quando il mondo non era così complesso. Se eri calzolaio, andavi dal casaro a prendere la caciotta e non avevi il tempo o le ‘competenze’ per metterti a fare la tua caciotta. Ti affidavi a lui. Non c’è nulla di diverso oggi. Ci si affida ad altri dalla notte dei tempi. Siamo una società di Uomini, non di animali. La nostra specificità è proprio questa, quella di non avere specificità.

Il punto dunque non è affidarsi agli altri, ma la programmazione mentale che induce a credersi impossibilitati a capire e dunque indegni di avere una nostra idea o potercela formare, perché ci manca la “laurea in”… 
Se fosse vera questa teoria allora a parte il signore di cui ti ho parlato prima, anche il signor Speranza è al posto sbagliato essendo laureato in Scienze Politiche e non in medicina (e lo è al posto sbagliato e non per via della mancanza di una laurea in medicina). 
E se fosse vera la teoria allora dovremmo mandare a casa i 7/8 dei lavoratori perché quei posti sarebbero occupati, ex tunc, da “incompetenti”…
E non so bene che lavoro faccia tu, ma sono CERTA che la tua formazione non è stata specifica per il tuo lavoro e quanto tu ora conosci bene, probabilmente darebbe una pista a qualsiasi laureato nelle materie che tu tratti nel tuo lavoro. Questo perché grazie al tuo intelletto, la tua capacità di conoscere, elaborare, mettere insieme, ti sei fatto un bagaglio che nessun ‘laureato nella materia del tuo lavoro”, se non avesse la tua esperienza ottenuta grazie alle tue facoltà, alla capacità di collegare, imparare continuamente, conoscere, elaborare, riunire, potrebbe avere, pur avendo il bollino. 

L’essere umano non va a compartimenti stagni. Dobbiamo usare il nostro intelletto per unire i compartimenti, fare come dice quel signore, “ascoltare e poi divulgare” a noi stessi o agli altri, come fa lui.

Il nostro intelletto deve mettere insieme i pezzi. 

Altrimenti vivi nella condizione dell’animale, che è in simbiosi con l’ambiente e non si pone nessuna domanda, semplicemente è resiliente.

Vuoi affidarti dunque? Certo. 

Ma come con la caciotta, che se la vuoi buona non ti fermi al Conad ma vai a cercartela su per le malghe dove brucano le capre in LIBERTA’, o tra le colline della Maremma, ti esorto a fare lo stesso con la conoscenza. 

Sali su per le malghe del sapere, ascolta chi ha le competenze (e sono tanti e spesso difficili da trovare come le malghe) e vatti a scovare chi ti offre i prodotti migliori.  E non troverai un solo casaro, ma tanti. 
E da ciascuno potrai prendere ciò che di meglio potrà offrirti. 
E poi farti una idea abbastanza plausibile, ma sempre aperta ad essere modificata, di cosa sia una buona caciotta pur non essendo un casaro.

Ah… la frase, se non lo hai capito da solo, è di Piero Angela.